Ode all’Isolotto

Ode all’Isolotto – Giancarlo Guerreri

Dove ‘l pensier mi coglie, anticamente,

rapito nel guardar il grigio scoglio,

creato da Nettuno, nella mente,

piramide che dei han fatto soglio.

Immerso nel candore dei marosi,

o nel tepor d’un mar, in piatto foglio,

osservi quei gabbiani timorosi,

dipingere il cielo con le ali,

e odi quei discorsi più chiassosi,

che narrano dei cupi tuoi fondali,

di mostri e di procelle senza pari,

che narrano con gridi, mai uguali.

Tu vivi nei pensieri miei più cari,

baciato dallo sguardo di quel Bruno,

che mosse a venerar ben altri Altari.

Fu egli molto simile a Nessuno,

l’amato Odisseo, il navigante,

che ebbe a discuter con Nettuno,

l’offesa ch’Egli fece, al suo gigante.

Giordano ti guardò con questi occhi,

più puri dello sguardo d’un infante,

ma non versò giammai, concetti sciocchi.

Conobbe tua beltà il grande Poeta

che scese lungo i perigliosi rocchi,

giungendo a Noli in, serata cheta,

volendo che l’idea di Purgatorio,

a menti altrui paresse meno lieta.

E forse ti guardò quel Paragorio,

gigante dalli modi più gentili

che venn’a costruire l’oratorio,

che conta nelle mura troppi stili.

Infine noi, di Torre grati eredi,

amanti dei pensieri più sottili,

sappiamo che, indentr’a ognuno vedi

la forza del sentir l’Appartenenza,

e di restar a tutti quanti chiedi.

Ode all’Isolotto – File originale

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