La moto nuova

La moto nuova – Franca Pellizzari

≪Per favore, mamma!≫.

Le labbra di Annalisa iniziarono a tremare. Ancora un attimo e si sarebbe messa a piangere.

≪Ma mi spieghi perché non vuoi andare alla spiaggia con Ludovica? Non siete amiche?≫

≪No, non lo siamo. Tu e sua mamma siete amiche. Noi due, no!≫.

Rita sorrise. Aveva una bella bocca, con denti bianchissimi che risaltavano sulla pelle abbronzata. Guardò con tenerezza la figlia: un cherubino di cinque anni che, quando ci si metteva, era capace di una testardaggine a prova di bomba. Nei suoi occhi azzurri vide l’ostinazione dei momenti peggiori.

≪E perché non potete essere amiche anche voi?≫

≪Perché è un’idiota.≫

≪Annalisa!≫

C’era una nota severa nella voce della mamma: non le piaceva che la bambina usasse espressioni volgari.

≪Non voglio più sentire certe parole. E poi Ludovica è una bambina carinissima.≫

≪è una bambina carinissima, ma è idiota≫.

Annalisa pronunciò la sentenza con tono tranquillo. Non voleva sfidare la mamma,  semplicemente constatava un fatto sotto agli occhi di tutti. Le pareva incredibile che proprio lei non se ne accorgesse.

Di fronte a tanto candore, Rita rinunciò ad arrabbiarsi.

≪E con chi ti piacerebbe andare alla spiaggia, allora?≫, si limitò a chiedere.

≪Col mio fratellino!≫.

Rita sospirò profondamente, corrugando la fronte. Non c’era nessun fratellino, né nel presente né nei programmi futuri: lei e il marito avevano deciso che era meglio così.

Entrambi figli unici, non avevano affatto sofferto della loro condizione, di cui avevano apprezzato i vantaggi: nessuno con cui litigare o con cui dividere affetti, giocattoli, attenzioni.

≪Ma neanche nessuno con cui parlare o giocare!≫, aveva puntualizzato Annalisa, la volta in cui  avevano cercato di spiegarle le ragioni della loro scelta.

Con la bambina non ne avevano parlato, ma c’era anche il problema del lavoro: lei era oculista, Gianfranco cardiologo e per dei medici non è così facile conciliare famiglia e turni ospedalieri.

Annalisa pareva aver accettato le loro ragioni, ma da qualche settimana aveva ridato il via alla campagna “Voglio un fratellino” con una determinazione stupefacente per una bambina di cinque anni.  Quel pomeriggio, però, Rita non aveva voglia di discutere.

≪Tesoro, te l’ho già spiegato almeno dieci volte, non insistere. Io e papà non vogliamo un altro bambino. Ci basti tu!≫

≪Mi dici no?≫, aveva  replicato la bambina, guardandola fissa; nei suoi occhi chiari c’era  una luce di sfida. ≪Ma so io come fare. Vado da papà, gli faccio due lacrime e lui mi dice di sì!≫.

Quasi evocato da quella frase, Gianfranco rientrò dal terrazzo, sul quale doveva essersi appisolato.

≪Vero, papà, che convinci la mamma a farmi un fratellino?≫, lo supplicò con il tono più carezzevole del mondo, ≪Così non sono obbligata a giocare con quell’idiota della Ludo!≫.

Rita era esasperata e il suo nervosismo aumentò quando si accorse che il marito non le dava l’aiuto che si sarebbe aspettata.

≪Vedrò che cosa posso fare…≫, promise, con una strizzatina d’occhio alla bambina che, finalmente placata, si diresse verso la sua camera; si rendeva conto di aver tirato un po’ troppo la corda e non voleva esagerare.

Da quando era nata Annalisa, marito e moglie si erano dati una regola a cui si erano sempre attenuti: mai litigare in presenza della bambina, o anche solo sapendola nei paraggi.

Quel pomeriggio, però, Rita era troppo arrabbiata per ricordarsene.

≪Carino, da parte tua defilarti in questo modo!≫, lo rimproverò; la sua voce era un sibilo carico di risentimento.

≪Non mi sono defilato: è che comincio a pensare che forse Annalisa non ha tutti i torti≫, cercò di giustificarsi l’uomo, ≪Forse siamo egoisti ad impedirle di avere un fratello.≫

≪E da quando avresti fatto questa bella pensata?≫

≪Non è proprio una pensata, solo un’idea che mi è venuta in spiaggia, vedendo tante belle famiglie con due o tre bambini. Magari anche noi…≫.

Rita non lo lasciò concludere.

≪E quando avevi in mente di parlarmi del tuo cambiamento di rotta? I figli si fanno in due, nel caso te lo fossi dimenticato!≫.

La litigata continuò per un po’. Obbligati a tenere il tono basso per via della bambina, i due coniugi diedero sfogo alla loro aggressività con parole dure, più pesanti di quelle che avrebbero usato se fossero stati soli.

≪Io vado a farmi un bagno≫, affermò infine la donna, ≪ho bisogno di rilassarmi. Da sola!≫.

Il tono non ammetteva repliche.

Con gesto deciso, afferrò le chiavi del motorino e la borsa colorata dei costumi.

Il marito la vide partire, con i capelli svolazzanti e lo stesso piglio di quando aveva sedici anni. La conosceva bene: le avrebbe lasciato fare il bagno e poi l’avrebbe raggiunta sulla riva del mare con la bambina; per quel momento, ne era certo, la rabbia le sarebbe sbollita e forse avrebbero potuto riprendere il discorso con più calma.

Non ne era proprio sicuro, però: la testardaggine di Annalisa aveva origini genetiche, si erano detti più volte con un sorriso, ed era stata trasmessa indubitabilmente per via femminile.

Appena arrivata alla spiaggia, Rita respirò a pieni polmoni l’aria salmastra; le faceva bene al cuore, così come la calmava contemplare l’acqua del mare. Stava pregustando il piacere del bagno solitario, nel quale sperava di lasciare le scorie della litigata, quando vide un capannello di gente intorno ad un bambino.

Il naso diritto, i capelli lisci e folti, i grandi occhi scuri e le guance rotonde e colorite lo rendevano decisamente carino, sicuramente più bello dei coetanei che, in quel pomeriggio assolato, si spruzzavano rumorosamente sulla riva.

In quel momento, però, i suoi lineamenti erano deformati dal pianto. Gli occhi erano rossi e gonfi; da loro le lacrime sgorgavano con una tale forza da sembrare spinte da una pompetta, come quelle usate dai pagliacci al circo. La bocca era spalancata e il viso era una maschera di dolore.

≪Che cosa gli è successo?≫, si informò Rita, fermandosi.

Lo fece quasi suo malgrado. Il primo istinto era stato quello di tirar dritto verso la cabina, ma poi quel piccolino così disperato gliel’aveva impedito. Doveva avere tre o quattro anni più di sua figlia, calcolò.

≪Piange per suo fratello!≫, la informò una signora anziana, che esibiva un’abbronzatura perfetta e un fisico invidiabile.

Rita annuì, scuotendo i capelli scuri: un’altra conferma della sua teoria. I fratelli sono una risorsa, ma possono essere anche un gran fastidio.

≪Hanno litigato?≫, volle sapere.

≪No, no: suo fratello è molto più grande!≫, la informò l’Evandro, il bagnino che conosceva uno per uno tutti i bagnanti di quel Lido frequentato sempre dalle stesse famiglie, ≪Piange perché ha avuto un incidente con la moto≫.

≪E…≫.

Rita non osò completare la domanda.

≪No, niente di grave…≫, la rassicurò il bagnino, ≪Lo vede? è là!≫.

Rita si girò nella direzione che le indicava l’uomo.

Il fratello del piccolo in lacrime era un bel ragazzo, forse un po’ troppo magro. Doveva essere di quelli che fanno strage di cuori, pensò, perché era circondato da ragazze che morivano dalla voglia di consolarlo per il piccolo incidente. Lui, però, aveva occhi solo per la sua moto, una Gilera rossa ammaccata in più punti, che contemplava con aria avvilita.

Poco lontano, il fratellino dava sfogo a tutta la sua disperazione con singhiozzi convulsi, che gli scuotevano le spalle e gli facevano tremare il mento.

Rita si diresse alla cabina, intenerita. Quella dimostrazione di amore fraterno la aveva davvero commossa. Non che avesse cambiato idea sul figlio unico, ma chissà, forse in futuro avrebbe potuto ripensarci.

Gianluca, che sarebbe nato quindici mesi dopo, non avrebbe mai saputo di essere venuto al mondo grazie alla testardaggine di sua sorella Annalisa, al cuore tenero di suo padre e al rumore del mare. Fu proprio lo sciacquio delle onde, infatti, che impedì a Rita di sentire le parole del piccolo singhiozzante.

≪Angelo, adesso basta piangere!≫, lo aveva rimproverato una signora bionda, dal marcato accento genovese, ≪Giuseppe non si è fatto niente: non lo vedi che sta bene?≫.

≪Ma io non piango per lui!≫, aveva risposto il bambino, sollevando verso la donna la faccia inondata di lacrime e tirando su col naso, ≪Mi dispiace per la moto, che è tutta ammaccata. Era così bella nuova: l’aveva ritirata a Vado stamattina!≫.

La moto nuova – File originale

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