Il trionfo della banalità

Il trionfo della banalità – Sonia Lotti

Come spiegare cos’è Torre del Mare? Tanto per cominciare Torre è Torre. Ci sono talmente tanti posti nel mondo, a volte tuttavia, Torre mi pare il migliore. Chi non prova non sa. Cinquantaquattro anni fa mio padre e la mia mamma camminavano per le strade di Torre del Mare tra i cespugli di more , le ginestre e il finocchio selvatico. Ad un certo punto si fermarono a guardare il panorama mozzafiato.-Allora va bene qui?- chiese lui- Va benissimo-  rispose lei..  Fu li che costruirono la casa dei loro sogni.- La casa fu pronta  due anni prima della mia nascita e mentre io nuotavo ne suo liquido amniotico , lei nuotava nelle acque cristalline di Torre.l

Mi parlava certamente e probabilmente mi avrà anche detto:- Piccolo o piccola chiunque tu sia, guarda com’è bella l’isola oggi!. –. Così per me quella resterà sempre la sua casa. Torre è un elenco: sole, alghe, una verdesca all’isola, il pifferaio, i palazzi e le relative ore passate lì davanti, meduse, mare pulito e mare sporco,la Torre, la piazza, il primo bacio ai giardini, i bagnini storici, i blu, i verdi, la doccia gelida, le messe di Don Attilio sul terrazzo, i motorini, l’Aurelia, i pettegoli, il capanno sulla spiaggia, bandiera rossa e gialla, il gabbiotto, un caffè, le prugnette dolci e nere comprate dal contadino,  e lavate sotto la doccia, i figli dei figli che corrono sulla spiaggia, i sassi roventi, le nasse,  la panoramica, la vecchia cisterna , il vento furioso, l’acqua che quando piove scivola giù  per i curvoni, la galleria, le palme da svettare, una collina bruciata tanto tempo fa e   l’elenco è diventato un sito ad libitum dove ognuno aggiunge quello che vuole.

Così sono ancora qui, estate dopo estate. Lasciavo e lascio in cabina, le espadrillas, i sabot, i sandali, le ballerine, gli zoccoli e abbandonate le calzature di ieri e di oggi, mi avviavo e mi avvio verso la riva fra i conoscenti, gli amici, gli intimi di sempre.  Unico serissimo scopo: sparare tante cazzate che tengano alto il morale.

Immancabilmente, Henry ed io, da un po’ di tempo, ci lamentiamo dei nostri mignoli tagliati sotto l’incavo dei piedi a causa dei sassolini della riva e lui dice:-Belin, ogni anno!- Torre è i miei primi mesi di vita, i primi anni, la fanciullezza, l’adolescenza, la giovinezza e la maturità. Penso a quando ero bambina, sotto l’ombrellone mio padre mi teneva seduta sulle sue ginocchia. Io lo guardavo, mio, insostituibile, papà. E’ lui che mi ha insegnato ad amare il mare, la salsedine, il suo sapore, per me era il sapore di Torre del Mare.

Vedevo i riflessi del sole giocare sulla superficie dell’’acqua, tra il chiaro e lo scuro. Mi parevano qualcosa di cui non potermi fidare, immaginavo fossero pescecani, ma il mio papà mi salvava sempre. A casa, a volte, restavamo noi tutti, in silenzio, al buio a guardare dalle vetrate della terrazza, la luna che era una palla gialla e bianca adagiata sul mare tra le luci del golfo. In un punto lontano c’era il castello dei lupi, ovvero il castello di Noli, erano tutti lupi buoni con le orecchie gialle, la coda rosa e soprattutto difendevano i bambini.

I nostri vicini di ombrellone erano i signori Marchisio. Erano tutti grassi, noi tutti magri, il loro grasso mi faceva sentire placida e serena e tante volte scontrandomi contro gli scogli spigolosi e vetrosi dell’esistenza ho desiderato tanto i loro grossi e grassi abbracci.  La signora Marchisio mangiava il ghiacciolo al limone con la carta arrotolata sul fondo, aveva unghie perfette, forti, dipinte di bordeaux, lo smalto perennemente luccicante ed io pensavo che quando sarei stata grande anch’io avrei avuto unghie altrettanto perfette, ma non è stato così. Un giorno, non la vidi più, la sua splendida mole era volata in cielo con la grande anima, ero diventata grande anch’io e scrissi cinque righe per non dimenticarla: – Cara Malù, leggera resti, come un’immagine lieta, una voce sottile e preziosa, tutta diversa dal vocione che avevi. Soffio. Se appoggio un dito sulle labbra, sento ancora quel sapore di salsedine. Tra quei granelli di sale, c’è la mia famiglia, i miei amici, c’è il cielo blu di Torre che è una cupola meravigliosa e ci sei anche tu.-  Un bacio anche a Cris, al vecchio Attilio e a tutti quelli che molti di noi portano nel cuore.

Torre è quindi memoria ma anche grande felicità e soddisfazione.  Un giorno il mio amico Giancarlo si concesse una singolare soddisfazione, quando una mattina assolata, andò da Renato. Renato per Torre era un’istituzione, l’unico negozio di generi alimentari in mezzo lustro. Il mio primo anello di fidanzamento fu acquistato da Renato.   Mi ricordo la macchinetta con le cicche rotonde a forma di pallina, fuori dalla bottega. Dieci lire , quattro palline cariche di coloranti micidiali. Di fianco c’era quella da cinquanta Lire, si girava la manopola e meraviglia! Ecco scendere una palla al cui interno giaceva una sorpresa: un portachiavi a forma di maialino, un ciondolino e se eri una bambina fortunata, magari anche un anellino con la pietra di plastica. Così il mio giovane fidanzato di otto anni andò da Renato che fu costretto ad aprire la macchinetta per estrarre un anellino con la pietra azzurra. Quando me lo regalò, mi disse:-Questo è il mio anello di fidanzamento, la pietra è azzurra come i tuoi occhi, come l’acqua di Torre. – Giancarlo, caro amico, era già un uomo quando andò da Renato quella mattina e comprò il suo pollo arrosto.Il pollo arrosto di Renato era un capolavoro. Girato e rigirato  allo spiedo, croccante, farcito di olive nere tostate, di rosmarino profumato. Il caviale con la panna acida perde tutta la sua nobiltà a confronto del pollo di Renato. Si diresse verso la spiaggia, forse facendo il sottopassaggio puzzolente, prese la sua canoa e con il sacchettino ancora fumante andò all’isola. Guardava in alto e vedeva il pifferaio, poi l’azzurro, vedeva la spiaggia, il molo, e in bocca il sapore del pollo sbranato, che bello!   Cessata l’attività di Renato, addio pollo!

Tutto cambia, addio a una sola fila di ombrelloni addio alla baracca del Celestino e chi più ne ha più ne aggiunga…. Addio! Mentre verba volant, Torre resta come una specie di fato irriducibile, miracolosamente felice, resta principalmente nostra perché, anche se non ce ne accorgiamo, è scritta sulla nostra pelle bagnata e abbronzata, e viva il trionfo della banalità, nei nostri cuori.

Il trionfo della banalità – File originale

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